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Dieta adeguata e attività fisica per tenerlo basso. E solo se non bastano si ricorre ai farmaci

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. La loro rilevanza come causa di disabilità e di morte fu riconosciuta negli Usa già negli anni Quaranta e numerose iniziative furono intraprese per comprenderle meglio. La più significativa è stata lo studio Framingham, iniziato nel '48, che ha portato all'identificazione dei principali fattori di rischio: ipercolesterolemia (alto livello di colesterolo nel sangue), ipertensione e fumo di sigaretta.

Il colesterolo è legato alla formazione di placche arteriosclerotiche. Esso, come tutti i grassi, non è solubile in acqua e per essere trasportato nel sangue si lega alle lipoproteine. Le più importanti sono le LDL (Low Density Lipoprotein), le cosiddette lipoproteine "cattive" perché favoriscono la formazione di placche, e le HDL (High Density Lipoprotein), che invece hanno un ruolo protettivo. Il colesterolo deriva da due fonti: è prodotto nel nostro corpo, per lo più nel fegato, ed è contenuto negli alimenti di origine animale. Le verdure e la frutta, invece, ne sono prive. Quando il colesterolo legato alle LDL è troppo elevato si formano le placche arteriosclerotiche, che predispongono poi alla formazione di trombi, che occludendo i vasi arteriosi, possono portare all'infarto del miocardio e all'ictus. Quanto più il colesterolo è alto, tanto maggiore è il rischio di morte per infarto. L'aumento di 20 mg/dl di LDL è accompagnato da un aumento della mortalità cardiovascolare del 17% negli uomini e del 32% nelle donne.

Alcune persone possono avere una predisposizione genetica all'ipercolesterolemia, ma nella maggior parte dei casi l'aumento è legato alla dieta. Altri fattori che possono influenzare le lipoproteine sono la mancanza di esercizio fisico e il fumo di sigaretta, che diminuiscono i livelli di HDL, mentre un moderato consumo di vino comporta un aumento delle HDL che, come detto in precedenza, hanno un ruolo protettivo. Recenti studi hanno dimostrato una riduzione degli eventi coronarici (angina pectoris e infarto cardiaco) in persone con ipercolesterolemia trattati con farmaci ipolipemizzanti (statine). A questi farmaci si ricorre quando una dieta adeguata, la regolare attività fisica e la perdita di peso (in soggetti in sovrappeso o obesi) non sono sufficienti a diminuire la colesterolemia. In conclusione, bisogna conoscere il livello del proprio colesterolo. Se il colesterolo totale è superiore a 200 mg/dl, vanno determinate anche LDL e HDL; se le LDL sono alte (più di 130 mg/dl) o le HDL basse (meno di 35 mg/dl), si deve seguire una dieta povera di grassi, fare esercizio, calare di peso se si è in sovrappeso. Se non basta, è bene rivolgersi al medico per una cura farmacologica.

Dalla terapia ci si aspetta nel prossimo futuro di ottenere risultati sempre più efficaci. Ci sono anche aspettative per la messa a punto di una terapia genica per i casi più gravi, di farmaci che riducano il colesterolo ancora più degli attuali, o in grado di aumentare il colesterolo HDL.

QUESTI I VALORI DA RAGGIUNGERE E MANTENERE

Colesterolo totale: meno di 200 mg/dl
Colesterolo LDL: meno di 130 mg/dl
o Colesterolo HDL: più di 35 mg/dl.18 l
 
 
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